Sia la luce in grotta. Con la stampa 3D

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Sia la luce in grotta. Con la stampa 3D

Il primo caschetto speleologico in 3D

A Marco piace la luce, Un tipo particolare di luce, però: quella che illumina dove il buio è più buio. Marco è un ingegnere in telecomunicazioni, ma nel tempo libero – cioè: appena può – è uno speleologo. Da 18 anni anima la “Commissione speleologica” del CAI (Club Alpino Italiano), sezione di Siena. Con lui una ventina di persone, indifferenti alla claustrofobia e pervasi dalla passione per le cavità naturali.

 

La luce che più piace a Marco promana dai caschetti protettivi, quelli che ognuno di loro indossa addentrandosi tra grotte e spelonche. Storicamente una luce ‘a carburo’, o ad acetilene per la precisione, in uso fino ai primi anni Duemila.  Poi, anche in grotta si è affacciato il led, ed è stata rivoluzione. Prima la durata di una lampada arrivava al massimo a 4-5 ore. Con l’impiego del led l’autonomia per un’escursione può arrivare alla giornata intera e fa tanta luce.

 

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Il gruppo speleologico durante l’escursione nel Canale del Granduca, una delle cavità della Montagnola senese. Si nota la differenza di intensità luminosa tra i caschetti che alloggiano lampade a led e gli altri

 

L'avvento del led per i <strong>caschetti da speleologi</strong> è stata una rivoluzione. Ma volevo qualcosa in più dei prodotti disponibili in commercio

 

Tutto bene, quindi, anzi meglio. O quasi. Il caschetto a led si diffonde, entra in produzione industriale e quindi in commercio. In una versione che però non soddisfa fino in fondo Marco. E non solo lui: “le versioni disponibili sul mercato alloggiano sul caschetto anche la batteria che alimenta le lampade, appesantendolo. Inoltre, impongono l’utilizzo di pacchi batteria preconfezionati, e il tipo di led scelto non sempre corrisponde al migliore”.

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I prototipi di alloggiamento per lenti e lampade realizzati con la TreD Q_be

E allora? Da buon speleologo, Marco è abile a muoversi con il corpo ma anche con le dita della mano e con la testa. Procurarsi una versione a propria scelta diventa una sfida. Al primo tentativo crea un alloggio per lampade impiegando due piastrine di alluminio, che si rivela una soluzione instabile. Poi pensa alla stampa 3D. Cerca su internet qualcuno nelle vicinanze che possa fare al caso suo, si imbatte in TreD, ci prende contatto. Usa Tinkercad per progettare il file di stampa del porta-lampade; una volta pronto, lo trasmette alla Q_be, la stampante 3d di TreD. Esce un primo prototipo, poi un secondo, gli ultimi aggiustamenti. Alla terza prova la soluzione da montare sul caschetto speleologico è pronta. Marco provvede ad aggiungere due fori, così da far passare i fili che colleghino le lampade alla batteria agganciata in vita, ovvero in posizione più comoda. E come batteria, ora può scegliere una comunissima e più economica batteria al litio.

 

<strong>La soluzione in 3D ha consentito qualità dei materiali, leggerezza, impermeabilità. E risparmio</strong>

 

Alla fine del percorso, nell’arco di alcuni mesi, i benefici si riassumono in termini di qualità dei materiali, leggerezza e impermeabilità. E non di meno, abbattimento dei  costi: “gli esemplari di caschetto comunemente in commercio hanno prezzi che oscillano tra 3 e 400 euro. Il costo vivo dei materiali impiegati per la soluzione implementata con Tred non va molto oltre i cento”.

Se è vero che il fai-da-te per le attrezzature tra gli speleologi è molto diffuso, a quanto risulta il ricorso alla tecnologia 3D è una prima assoluta. “Appena ho avuto tra le mani il caschetto con il portalampade personalizzato, ho bramato la prima escursione per poterlo provare, aggiunge, ora tutti i miei compagni di gruppo lo vogliono anche per sé. E mi posso immaginare l’effetto che avrà a ‘Strisciando‘…”. Strisciando è il nome del raduno internazionale di speleologia che si tiene annualmente da qualche parte in Italia. Quest’anno toccherà a Lettomanoppello, un comune della Majella, in Abruzzo, dal 28 ottobre al 1 novembre.

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Nell’attesa, Marco già pregusta nuove applicazioni per implementare il design del porta-lampade alloggiato sul caschetto speleologico in 3D. O realizzare supporti personalizzati per l’illuminazione di zone specifiche delle abitazioni, e altro ancora. Gli effetti di luce hanno un grande potenziale” dice. E lo sa bene, lui che la ama in modo particolare, specie quella che serve dove il buio è più buio.

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Il prototipo al debutto sul caschetto durante una recente escursione sul Monte Cetona

A proposito: Marco si chiama Mari di cognome. La firma sul primo caschetto speleologico in 3D, accanto a quella di TreD, è la sua.

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