Tred people – Come funziona la stampa 3D

Tred people – Come funziona la stampa 3D

Il viaggio della stampa 3D con Roberto Panerati

La stampa 3D è come una testa piena di riccioli, grazie ai quali una conoscenza di base si dipana in una miriade di applicazioni sempre nuove e diverse. E allora chi meglio di un cespuglio di capelli potrebbe interagire con questo tipo di macchina, per orientarla verso nuove possibilità? E’ quello che accade in Tred, dove dalla primavera del 2016 un giovane riccioluto si destreggia tra schede, cavi, circuiti e acidi. E’ Roberto Panerati, 21enne nato a Castelnuovo Val di Cecina, formato a Colle val d’Elsa e subito gettato nella mischia dei ‘lavoretti’ a scuola appena finita. A dispetto delle prime apparenze, porta in azienda umiltà curiosità e precisione. Già ma cosa fa in Tred esattamente? Ce lo spiega lui.

“Diciamo che mi occupo dell’ossatura software della Q_Be, la prima vera stampante 3D prodotta da Tred. Faccio in modo che impulsi elettrici e componenti fisiche della macchina dialoghino come si deve. La mia è una competenza trasversale tra elettronica, meccanica e di programmazione informatica”.

E come nascono, queste competenze?

“Dopo l’Istituto tecnico industriale a Poggibonsi ho frequentato un ITS su “Energia e Ambiente”, per qualificarmi come Tecnico superiore per la gestione e verifica di impianti energetici: lo stage finale mi ha portato nel 2015 in un’altra realtà attiva nella stampa 3D. E poi, cercando aziende già attive nel settore in questa parte di Toscana, mi sono imbattuto in Tred”.

 

 

la stampa 3D è una straordinaria nuova linfa per l'artigianato, e in particolare per il design

 

Cos’è la stampa 3D per te, e perchè?

La stampa 3D è’ una straordinaria opportunità per dar forma alle tue idee, esattamente per come le vorresti. Una linfa nuova e vitale per l’artigianato e in particolare per il design, che altro non è che la sintesi perfetta tra arte e  le sue applicazioni pratiche”.

Dove può arrivare questa tecnologia, e cosa serve per riuscirci?

“Vedo potenzialità smisurate, affascinanti e utilissime. Basti pensare alla personalizzazione di tutori e ausili per soggetti affetti da svariate patologie. Nel futuro prossimo credo serva soprattutto un’evoluzione nei materiali, ed un cambio di mentalità tra la gente”.

 

Ovvero?

“Credo che rilasciare filamenti per la stampa in 3d realmente biocompatibili permetterà forti economie di scala, se si pensa anche solo agli ingombri per imballaggi ed ai relativi costi che si potrebbero abbattere. Quanto alla mentalità, spero che il pubblico italiano prenda esempio da quello di altri paesi, come l’Olanda ad esempio. Qui per ora si sta troppo attenti al fattore-tempo, al chiedersi ‘quanto ci vuole’ per stampare. Là sono molto più entusiasti e tolleranti”.

LG-H815

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Quando eri più giovane hai cominciato a ‘sporcarti’ le mani  con i prototipi di stampanti?

“Non esattamente. Il primo progetto portato a termine fu un impianto di luci psichedeliche per una festa a scuola.   Ma ho realizzato anche altre cose. Il nome stampato in 3D per il campanello di casa. E per un gruppo di astronomi anche un  focheggiatore, ovvero un’apparecchiatura che consente di fare astrofotografie. Cioè, agisce scattando al corpo celeste desiderato una serie di foto per poi scegliere la migliore. Usa un motore passo passo, lo stesso delle stampanti 3D”.

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